Carpenzago fraz. Robecco sul Naviglio 20087 -  Milano

Correre con la mente........

Ciao a tutti, visto che fisicamente non è possibile esercitare la nostra attività, almeno possiamo ricordare con la nostra mente una delle  gare più belle annullate per opera di questo maledetto virus. Lunedì 13 aprile , giorno di Pasquetta   il gruppo podistico “ Latigre” avrebbe partecipato  alla gara podistica 43^ marcia dei ciliegi in fiore a Casterno , frazione di Robecco sul Naviglio. Purtroppo, a causa dell’ emergenza sanitaria potremo rivivere questa stupenda manifestazione  solo nella nostra fantasia. Per molti tigrotti è una gara familiare poiché si svolge su un territorio conosciuto e utilizzato anche per allenamenti. Per me è una gara bellissima alla quale partecipo da oltre 30 anni e ogni volta mi dà sempre fortissime emozioni.  Con queste righe rievoco nella mia fantasia quanto sarebbe avvenuto domani.   La manifestazione è  una pietra miliare del podismo lombardo ed un appuntamento a cui migliaia di podisti   si presentano fedelmente  da decenni . Giunti a destinazione , come di consuetudine , l’ accoglienza sarebbe avvenuta presso l’ oratorio della chiesa di Sant Andrea Apostolo , che domina il piccolo borgo da posizione elevata. L’ edificio ha origini antichissime , ma i continui restauri hanno camuffato gli stili architettonici più remoti .  Sicuramente avrebbe impressionato  la grande moltitudine di podisti intervenuti a questo evento e in breve tempo ci si sarebbe confusi e ci si sarebbe persi tra una colorata  fiumana  umana costituita da tante persone tanto diverse e tuttavia così simili per la stessa gioia di potere correre. L’ organizzazione per l’ occasione, come da consuetudine, avrebbe realizzato con una precisione teutonica  3 percorsi:  uno di km 5,5 , per i meno allenati , uno di 13 ed uno di 20 per i più preparati . I tigrotti, dopo la distribuzione dei cartellini ad opera del meticoloso Carlo si sarebbero preparati per la partenza. Valerio e Davide si sarebbero lanciati come cavalli imbizzarriti, mentre io, Giovanni, Assunto, Bruno e forse qualcun altro saremmo partiti insieme per i 20 km, incitandoci e sostenendoci con battute goliardiche. Lungo il percorso  avremmo incrociato l’ infaticabile Giulia ed altri amici partiti un po’ prima. La gara più breve sarebbe stata caratterizzata da un simpatico giro tra la lussureggiante campagna locale e le vie del borgo , mentre le gare più impegnative si sarebbero snodate in gran parte nel parco del Ticino .Per i primi 9 km il percorso delle gare dei 13 e 20 km sarebbe stato identico. La partenza sarebbe  stata caratterizzata da una prima parte di circa 1 km   facile grazie al fondo asfaltato e a una dolce discesa . Dal secondo chilometro circa sarebbe iniziata la strada sterrata e ci si sarebbe trovati immersi tra le campagne locali,così particolari e affascinanti e così diverse dal mio vercellese . Quel paesaggio agrario è reso piacevole dai prati coltivati, da filari d’ alberi, da macchie boschive e da fattorie perfettamente ordinate, adibite a strutture agrituristiche o a maneggi . Le mie risaie invece, così piatte e malsane sovente sono difficili da amare anche da chi come me vi è nato. Un po’ prima del quinto chilometro la gara avrebbe abbandonato la campagna per entrare nel parco del Ticino.La fiumana di podisti avrebbe  varcato un cancello ai cui lati alcuni danteschi custodi avrebbero impedito  l’ accesso agli amati cani , possibile fonte di disturbo alla fauna selvatica . Dopo soli cinquecento metri grazie ad  un ponte di legno, necessario a superare un corso di purissima acqua originata da fontanili, si sarebbe giunti  nella “ sancta sanctorum “ del parco. E’ questa la zona più incontaminata, inaccessibile a mezzi motorizzati e agli animali domestici, dominata da una natura selvaggia e immutata nel tempo. Attraverso i folti rami del bosco sarebbero filtrati a tratti i raggi solari, che  avrebbero creato effetti di chiaro scuro molto suggestivi  simili a quelli dei quadri di Caravaggio. I nostri sensi sarebbero stati stimolati da nuove sensazioni : tavolozze di colori, il profumo suadente dei mughetti, i suoni della natura dimenticati o sconosciuti, estremamente piacevoli e in grado di portare un gran senso di pace, quasi un filosofico nirvana. Verso il 9° chilometro i percorsi dei 13 e 20 chilometri sarebbero giunti ad un bivio boschivo e qui sarebbe avvenuta la loro separazione . Il percorso più breve dopo 2 chilometri di parco avrebbe proseguito sulla strada asfaltata  fino verso il punto di arrivo. La gara più lunga invece al 13 ° chilometro avrebbe sfiorato il fiume Ticino che avrebbe accompagnato i podisti per quasi un chilometro.  Verso il 15 ° chilometro i podisti  avrebbero abbandonato  il parco e  sarebbero tornati  tra la campagna locale, attraversando cascine , incitati dai latrati di cani e osservati da curiosi bovini. Dal 18° chilometro sarebbe nuovamente iniziata la parte asfaltata percorsa già all’ andata e questa volta in salita ci si sarebbe diretti verso l’ arrivo. Gli ultimi quattrocento metri sarebbero  stati percorsi su un sentiero ricavato da una striscia di prato tagliato per agevolare il transito e i podisti avrebbero provato la piacevole sensazione di correre su un tappeto di velluto. La parte finale sarebbe stata la più pittoresca in quanto caratterizzata da  un viale composto da filari di ciliegi in fiore, origine del nome della gara, i cui petali cadendo sui corridori avrebbero simulato  l’ effetto di una lieve nevicata. Il solito ottimo  ristoro finale composto da bevande fredde e calde, marmellate , dolci e persino uno squisito risotto avrebbe stimolato il palato dei felici podisti.

Gabriele B.