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Come sarebbe stata?.

 

Oggi 26 maggio si sarebbe svolta la 13^ edizione della marcia de “latigre”, non una gara qualsiasi, ma la nostra gara. Quella manifestazione a cui ognuno di noi avrebbe dato qualche cosa di se stesso  e ogni partecipante sarebbe tornato a casa con un piccolo pezzo di noi nel proprio cuore. Vi sono corse podistiche che non  suscitano alcuna emozione ed altre invece che ti incidono l’ animo. Questa diversità non è dovuta alla suggestività del paesaggio che fa da contorno alla manifestazione, ma all’ organizzazione.  Il nostro successo deriva dal fatto che chi prende parte alla nostra gara si sente coccolato, protagonista ed  importante anche nel caso i cui arrivasse ultimo. Per noi ogni podista è una piccola tessera di un mosaico la cui mancanza sminuisce il valore dell’opera d’arte. Così questa sera ci sentiamo tristi per non potere regalare a tanti amici una piacevole serata trascorsa all’insegna dello sport e dell’ amicizia. Ci domandiamo ma come sarebbe stata questa 13^ edizione ?  Possiamo però salire sul trenino della fantasia e compiere un viaggio irreale nello spazio e nel tempo. Carpenzago, frazione di meno di trecento abitanti sarebbe stata presa  d’ assalto da un esercito di oltre mille podisti. Che miracolo può  compiere il podismo, portare così tante persone in un luogo in cui non esiste un motivo di particolare attrazione ! Nel giorno della gara podistica il presidente Carlo , come i più grandi santi, avrebbe avuto il dono dell’ ubiquità.

 

 

Così come in passato nello stesso istante sarebbe stato visto in luoghi diversi. Carlo Gorla, coadiuvato da Mina e da altri contabili avrebbe controllato più volte i cartellini, gli spiccioli e le banconote di piccolo taglio da utilizzare come resto alle iscrizioni. Come sempre avrebbe nutrito la speranza avere un rendiconto di incasso corretto, ma chissà perché c’ è sempre qualche soldo in più, altre volte in meno !   Le “ tigrotte” in area ristoro avrebbero iniziato a preparare piatti, bicchieri, panini, dolci e bevande. I commissari della FIASP Lampugnani , Codazza e Sturaro avrebbero occupato con notevole anticipo il solito tavolino riparato dalle fronde di un albero. Lì,  come fanti  in trincea, avrebbero atteso i podisti al timbro delle tessere di partecipazione.  

 

Verso le 18 Sergio Brambilla, grazie alla sua importante statura, avrebbe avvistato le auto dei primi podisti dirigersi verso Carpenzago. “ Arrivano, iniziano già ad arrivare” e queste parole avrebbero messo in agitazione tutta la macchina organizzativa. I diligenti volontari impegnati nel servizio d’ ordine,  controllato ogni tanto da Assunto, avrebbero deviato le auto nel grande prato utilizzato come parcheggio. L’ erba schiacciata dai pneumatici, in breve tempo, avrebbe reso particolarmente profumata e gradevole l’ aria di tutta la frazione.  Daccò con la sua profonda voce avrebbe iniziato a ringraziare i partecipanti che si sarebbero riversati come un fiume verso il tavolo delle iscrizioni. “ Questa volta facciamo il botto, supereremo il numero degli iscritti della marcia del grano di Casterno” , avrebbe tuonato Pietro impressionato dalla grande  fiumana umana. Verso le 19,30 i camminatori si sarebbero avviati lungo il percorso. Alle ore 20 Valerio, avrebbe abbandonato le vesti di organizzatore per indossare quelle di atleta e si sarebbe diretto verso la linea di partenza per partecipare alla gara. Alle ore 20,15 sarebbe avvenuta la partenza ufficiale e un arcobaleno dei diversi colori sociali degli atleti avrebbe abbracciato il territorio di Carpenzago.   Tra i podisti vi sarebbero stati anche soggetti alla loro prima esperienza. Dopo tanti ripensamenti e senso di vergogna, si sarebbero presentati alla nostra gara e si sarebbero buttati nella mischia, in fondo a tutti  con le guance rosse come quando erano bambini. Ed allora si sarebbero sentiti veramente liberi ed avrebbero capito che non sono i tempi da mettere al primo posto, ma la sfida con se stessi, la paura di non farcela,  e la sana euforia che la gara de “Latigre” è in grado di regalare grazie al clima festoso, alle mille emozioni ed alla grande umanità. Ogni punto del percorso sarebbe stato presidiato da diversi tigrotti, Giacomo, Davide, Goffredo ed altri che avrebbero incitato gli amici di passaggio.  Nemmeno dopo mezzora i podisti di alto livello avrebbero tagliato il traguardo, seguiti fino all’ imbrunire da tutti gli altri. Che gioia osservare i partecipanti  terminare la loro gara con il sorriso sul volto e la felicità di vivere momenti sereni. I  fotografi presenti avrebbero  immortalato quegli attimi magici: i concorrenti più bravi, le pose più strane e bizzarre, i podisti distrutti dalla loro prima gara. A questo punto il ristoro sarebbe stato d’ assalto. “ Basterà quanto abbiamo preparato”.  Questa domanda sarebbe balenata alla mente degli organizzatori.  Maria Giulia  di botto avrebbe  tuonato :“ Rita, guarda quel tipo dal cappello blù è già il terzo panino che si porta via, la prossima volta lo riprendo io “.  Clementina avrebbe risposto “ ma lascia perdere c’ è roba per tutti anche per i disonesti”. Nell’ area di preparazione della pasta Fabio, Sergio, Franco, Pier Angelo ed altri si sarebbero prodigati nella distribuzione di piatti fumanti. Giovanni invece, come un anfitrione, avrebbe pensato ai vini da condividere con i componenti del gruppo  al termine della gara. Alla fine la premiazione dei gruppi e dei concorrenti più bravi, applausi, fotografie, ringraziamenti , manifestazioni di amicizia, premi,  sarebbero stati la cornice di un bellissimo quadro da appendere alla parete dei ricordi.

                                                                                                                                              Gabriele B.

                                                                                                                                                

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